• HOME
  • COME TROVARCI
  • PROGRAMMA
    • Edizione 2013
    • Edizione 2012
  • ATTIVITA'
    • CORSI
      • FINGER FOOD
      • CASTELMAGNO & SPIRITI
      • CAKE DESIGN
    • TORNEO
    • TREKKING
    • CICLORADUNO
    • CRONOSCALATA CICLISTICA
    • IL CIELO SOPRA DI NOI
      • ISCRIVITI
      • ESPERIENZE NEL PLANETARIO STARLAB
  • EVENTI
    • Edizione 2013
    • Edizione 2012
      • INAUGURAZIONE
      • DECOLLAGES ART
      • SONIA DE CASTELLI
      • PRESENTAZIONE PANINO CASTIGATO + RASPELLI
      • RISOTTATA
      • CONCERTO LOU DALFIN
      • CANTINE APERTE
      • CONCERTO BANDISTICO
      • MERENDA PER TUTTI
  • PRESS
    • Comunicati Stampa 2013
    • Rassegna Stampa 2012
  • SOCI
  • PARTNERS
    • Edizione 2013
    • Edizione 2012
  • MEDIAGALLERY

Pradleves

Pradleves (così anche in occitano; Pradieve o Pra dj'Eve in piemontese) è un comune di 276 abitanti della provincia di Cuneo. Il nome locale significa "prato delle acque, delle sorgenti".

Si trova in Valle Grana e fa parte della comunità montana Valli Grana e Maira.

La Storia

Cominciamo dal nome. Comunemente i Pradlevesi spiegano lo strano nome del loro paese facendolo derivare dal piemontese “Prà d’l’eve” ossia “prato delle acque”. In realtà il nome deriva dalla gens romana, i Levesium, che in epoca imperiale possedeva ampie proprietà in questa zona della valle Grana. Sicuramente il popolamento di questo territorio è molto antico ed è testimoniato dalla presenza di coppelle (piccole vasche scavate nella roccia) tanto all’ubai, sul sentiero che da Riosecco conduce al vallone del Frise, quanto all’adrech sulla strada carrozzabile per la cappella della Madonna degli Angeli. Sempre in questa zona è possibile vedere Barmo Capitani una costruzione in cui i caratteri arcaici sono dominanti. La leggenda vuole fosse stata costruita da un uomo possente (detto appunto Capitani) che, vestito solo di pelli di montone e cavalcando una giovenca, pascolava quassù il suo bestiame. La descrizione del personaggio ricorda da vicino un pastore alpino del Neolitico.

Approfondisci

A aprtire dal Seicento è possibile tracciare la storia della nostra comunità grazie ai documenti presenti sia nell’archivio del Comune che in quello parrocchiale. Ci sarebbero pagine e pagine da scrivere. Qui accontentiamoci di individuare alcuni dei passaggi più importanti e significativi. Intanto fino al XVII secolo il centro più importante della media alta valle è San Pietro, allora comune indipendente. L’unica chiesa parrocchiale si trova lì. Le cappelle di Monterosso (detto in occitano lou Bourgat, la borgata appunto) e Pradleves sono dipendenti dalla chiesa di S. Pietro. Nel 1597 il vescovo ordina la costituzione della parrocchia forse anche perché la popolazione della nostra comunità è cresciuta, ma soprattutto per controllare i pradlevesi particolarmente sensibili alla predicazione ugonotta (eretica). Interviene anche l’inquisitore deportando una donna con i suoi figli. Di questa notizia è rimasta traccia, nella cultura orale della comunità, nella leggenda della “Brardo, la mascho de Pinchiniero” catturata dai frati cappuccini di Caraglio, gli inquisitori della valle Grana. Visto il clima poco salutare, alcuni Pradlevesi riformati si rifugiano in valle Pellice, dove si concentrano i Valdesi. Per capire quanto fosse importante la diffusione delle nuove idee luterane e calviniste nella nostra comunità basti sapere che, in questi anni, gli abitanti che possono fare la comunione sono 250 e 40 di questi vengono convocati dall’inquisitore perché sospettati di essere eretici.

All’inizio del Seicento il capoluogo è suddiviso in ruà che prendono il nome dai gruppi parentali che le abitano: abbiamo notizia di ruà dei Franco, dei Durando, dei Ribero, e dei Gertosio a cui corrispondono probabilmente isole di proprietà nei valloni laterali che per i Durando e i Ribero è stato possibile individuare, rispettivamente, nella zona del Counh (vallone di Gerp) e in quella di Rousec. Sulle pendici della valle sorgono dei “chiaboti”, baite utilizzate per l’estivazione del bestiame o per il ricovero di attrezzi e materiali presso fondi particolarmente distanti dal paese. Intorno a questi nuclei preesistenti nasceranno, a partire dal XVIII secolo, sotto la crescente pressione demografica, le frazioni, la cui identità sarà ancora legata al gruppo parentale che le ha fondate e le abita (il Counh è abitato dalle famiglie appartenenti alla parentela dei Durando, mentre Rousec da quelle dei Ribero).

Ancora all’inizio del 1600 si sviluppa l’attività metallurgica grazie all’intervento di individui estranei alla comunità. Un artigiano di Brescia, o meglio della val di Sabbia, mastro Andrea Cominotto e messer Maurizio Mattei di Cuneo costruiscono nel villaggio, in cui, probabilmente, esisteva già uno sfruttamento di alcuni giacimenti minerari, alcune fucine e dei “fornelli”, cioè fonderie.

Le miniere erano localizzate nei pressi di Rulavà, frazione di Castelmagno posta all’Ubai sul confine con Pradleves, Sarlounc e Tournet località situate nel vallone di Pencheniero Nei pressi di questa località esiste una costruzione chiamata “grangio groso”, che, secondo la tradizione orale, venne costruita da “milanesi” (la val Di Sabbia era nel Ducato di Milano), ed era forse direttamente collegata con lo sfruttamento minerario di una vena a cielo aperto. Nell’attività estrattiva e di lavorazione del minerale troveranno impiego degli individui provenienti dal bergamasco e bresciano

Informazioni Turistiche

L’inizio dell’attività turistica risale alla seconda metà del 1800. Nel 1858 è presente nel paese una famiglia di “obergisti”, composta dal capofamiglia Battista Monetto, dal figlio Antonio, con la moglie Margherita, e i quattro nipoti. Antonio Monetto è appena tornato nella comunità, dopo aver trascorso forse un decennio a Cambiano, dove si sposa e dove, tra il 1850 e il 1857, nascono i suoi figli. I Monetto gestiscono la prima struttura ricettiva di Pradleves.

Approfondisci

Nel villaggio esistono anche due osterie, quella di Marco Garnerone e quella della famiglia Giartosio, che associa alla vendita di vino anche una piccola bottega e l’attività di carrettiere. Al rilevamento del 1871 scompaiono i Monetto “obergisti”, ma le osterie diventano quattro. Nel 1879 viene introdotta la linea postale che collega Caraglio con i centri della valle: una corsa collega Caraglio con Valgrana, due corse Valgrana con Monterosso, due corse Caraglio con Pradleves; unico comune isolato è Castelmagno per la mancanza di una strada carrozzabile. Dieci anni dopo, nel 1889, la Guida del Club Alpino Italiano, stilata da Martelli e Vaccarone, segnala l’albergo dell’Angelo, giudicato dagli autori “buono” di proprietà della famiglia Camossetti, che sorge nelle immediate vicinanze della fucina di proprietà della famiglia, mentre nel 1891 viene aperto da Bernardo Martini e dal figlio Spirito della Vilo, l’albergo “Belvedere”.

Comune Pradleves Negli stessi anni Stefano Durando, emigrato a Torino, torna nella comunità e ristruttura, adattandolo ad albergo, il castello che era stato dimora dei Saluzzo di Monterosso e Pradleves. Nel 1902 tra le pagine della guida Oggero alla provincia di Cuneo è inserita la pubblicità del "Grande Albergo del Castello" di Pradleves, l’inserzione sottolinea la caratteristica di “stabilimento climatico estivo”, e promette trattamenti speciali per le famiglie. La medesima pagina pubblicitaria si ritrova sulle guide degli anni 1903, 1904 e 1905 e ancora in una guida turistica del 1905 alla voce Pradleves si legge: “conta vari alberghi, ed uno ne ha, quello del Castello (...) che da parecchi anni è venuto trasformandosi in vera e propria residenza per la cura climatica (...) La colonia che ogni anno in estate vi si stabilisce e nella quale domina spesso l'elemento torinese...”

Lo sviluppo dell’attività turistica inizia, dunque, a partire dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo, precedendo di almeno un trentennio quello degli altri centri delle valli alpine occidentali ed è sostenuto dalle famiglie notabili della Vilo. Comune Pradleves La strategia adottata sembra la stessa per tre delle quattro famiglie che avviano lo sfruttamento della moda turistica nella comunità: sono tutte famiglie notabili del capoluogo i cui componenti ricoprono cariche amministrative e, dopo un periodo di emigrazione a Torino dove svolgono probabilmente attività di tipo commerciale, questi ritornano nella comunità e reinvestono nella costruzione di strutture ricettive i capitali accumulati con le attività svolte all’esterno della comunità.

Lo sviluppo della ricettività alberghiera permette l’impiego di parte della manodopera in eccesso sostiene una nuova crescita demografica che si verifica nei primi anni del Novecento, quando la popolazione arriva a toccare le 1300 unità.

Nel periodo Fascista l’albergo del Castello raggiunge una fama regionale e accoglie esponenti della nobiltà torinese e dell’alta borghesia legata all’industria dell’automobile. Il proprietario diventa podestà del paese e, molto probabilmente, utilizza le conoscenze nel Partito Fascista per pubblicizzare il suo albergo. La villeggiatura ormai è una moda consolidata tra le classi agiate cittadine.

Comune Pradleves Ma sarà nel secondo dopoguerra e in particolare negli anni del boom economico che Pradleves si trasformerà in una delle più conosciute mete per la villeggiatura del Piemonte. All’albergo del Castello e al Belvedere si affiancano una serie di strutture ricettive che, nate come osterie, con piccoli, ma costanti, interventi di ampliamento si trasformano in alberghi di discrete dimensioni. L’albergo Alpino, l’albergo del Molino, le Tre Verghe d’Oro, l’albergo della Pace, il Croce Bianca. Se negli anni Cinquanta è ancora l’alta borghesia torinese a raggiungere la nostra comunità, tra la fine degli anni Sessanta e i l’inizio dei Settanta, con l’avvento del turismo di massa, sono le nuove classi medie a frequentare Pradleves nel periodo estivo. Nella comunità poi affluiscono i discendenti degli emigranti che nel cinquantennio precedente avevano lasciato i l paese per la Francia. In questi anni la comunità si guadagna il titolo di Regina della valle Grana.

Negli ultimi anni del secolo il settore turistico è colpito dalla crisi.

Attualmente sono aperti tutto l’anno L’albergo del Molino e il Tre Verghe d’Oro, mentre l’albergo La Pace e l’albergo del Castello sono aperti solo nel periodo estivo. Permane comunque una buona affluenza nel periodo estivo costituita prevalentemente da famiglie con bambini e anziani.

Da vedere a Pradleves

LA EX CENTRALE “GALLINA”

Comune Pradleves La ex centrale “Gallina” prende il suo nome dall’ultimo proprietario che trasformò questo antico impianto preindustriale in una centrale idroelettrica. Probabilmente la struttura ospitava fina dal XV secolo un follone per la battitura dei panni di lana, forse di proprietà della famiglia Calandri, il cui nome è rimasto nel toponimo che indica i terreni su cui è costruita la Centralina. Tale attività è documentata negli statuti delle comunità di Pradleves e Monterosso. IN epoca più tarda, probabilmente a partire dalla fine del Cinquecento, la struttura viene convertita in una fucina per la lavorazione del ferro. I primi documenti che riguardano questo edificio sono della fine del 1700 e sono costituiti dalla richiesta che Bernardo Isaia di Pradleves inoltra al governo francese per l’ampliamento della fucina. Nel corso del secolo successivo, sotto la spinta della pressione demografica, alla fucina si affiancano un mulino a tre palmenti e una falegnameria. Tutte le macchine attive nell’impianto, il maglio, i mulini, le seghe, erano tutti mossi dalla forza idraulica impressa su due ruote. Nei primi decenni del Novecento agli impianti artigianali originari si affianca una piccola centrale idroelettrica che fornirà l’energia elettrica a Pradleves fino alla fine degli anni Settanta quando arriverà la linea dell’ENEL. Comune Pradleves All’inizio degli anni 2000 un importante progetto di recupero voluto fortemente dall’amministrazione comunale e dalla Comunità montana viene finanziato e l’edificio che versava ormai in pessime condizioni viene restaurato. Attualmente è possibile visitare la fucina, in cui sono ancora visibili il maglio a testa d’asino e la forgia, il mulino a tre palmenti, la piccola stalla in cui venivano ristorati gli animali da soma che avevano condotto dalle frazioni i cereali per la molitura e alcune parti degli strumenti per la produzione dell’energia elettrica.

BARMO GRANDO

Questa grotta, che si trova sulla sinistra orografica, a circa 1300 s.l.m., nel vallone del Teié, è la più importante cavità naturale presente in valle Grana. L’apertura è ampia alcune decine di metri, e di ugual ampiezza si può dire sia la profondità. All’interno è possibile vedere alcune stalattiti e stalagmiti.

LA CHALANCHO

Comune Pradleves Una borgata di pietra aggrappata alla montagna. Sembra scivolare questo pugno di case sopra Pradleves, oggi abitata da una sola famiglia, ma che alla fine dell’Ottocento raggiunse quasi le cento persone. Vi si accede da una carrareccia che attraversa la parte inferiore del vallone del Gerbido che muore all’imbocco della frazione. Le automobili non possono infatti entrare nella frazione, solo una mulattiera, recentemente restaurata garantisce l’accesso alle abitazioni. Proprio queste condizioni estreme hanno garantito che questo insediamento si mantenesse indenne dagli attacchi della speculazione edilizia che invece ha colpito il concentrico negli anni del boom dello sviluppo turistico. Gli edifici rispecchiano ancora il modo di abitare la montagna di una civiltà contadina povera, Comune Pradleves basata prevalentemente sulla coltura del castagno. Musi a secco, strette e buie “quintane”, le case costruite le une addossate alle altre, fanno di questa frazione un luogo quasi magico, ma anche la testimonianza più forte della capacità di adattamento della nostra specie a ogni tipo di condizione ambientale.

Lo Sport

Negli ultimi anni Pradleves, attraverso una serie di importanti investimenti, si è voluta caratterizzare per l’offerta sportiva. La pista di pattinaggio su ghiaccio è sicuramente la struttura più conosciuta e che attira il maggior pubblico. Negli ultimi anni la pista, da semplice meta domenicale per famiglie, si è trasformata in un vero e proprio centro di sport su ghiaccio, di importanza provinciale. Corsi di hockey, di pattinaggio artistico, stage per le scuole attirano a Pradleves centinaia di persone nel corso di tutta la settimana offrendo anche ai giovani della valle molte occasioni per praticare attività sportive interessanti e originali. Sull’onda del successo degli sport su ghiaccio è nata, nel 2010, la Polisportiva Pradleves, associazione composta prevalentemente da giovani che intende ampliare l’offerta delle attività sportive. La costruzione di una palestra in bio-edilizia adiacente la pista di pattinaggio, dotata di ampi spogliatoi, ha permesso di iniziare una serie di attività di fitnes-alpino collegate al nord-walking, il trekking in montagna con l’ausilio di bastoni telescopici. La polisportiva organizza, nei week-end, in estate e in inverno, con le racchette, escursioni guidate da personale specializzato, sui sentieri della valle, oltre a proporre nel corso della settimana corsi di fitnes per tutte le età. Comune Pradleves Nei pressi della pista e della palestra si trova il campo da calcio a sette che è utilizzato, da quasi un trentennio, per ospitare il torneo estivo di calcio “Memorial Franco Cravera”. Decine di squadre, provenienti da tutta la provincia si affrontano nelle serate del mese di luglio per vincere l’ambito trofeo.

Approfondisci

Oltre alle strutture all’avanguardia Pradleves offre un ambiente incontaminato nel quale è possibile immergersi con belle passeggiate lungo alcuni itinerari di media montagna accuratamente segnalati. In particolare i percorsi della Curnis, allestiti dall’associazione culturale La Cevitou, collegano, attraverso le frazioni, Comune Pradleves i comuni di Pradleves e Monterosso Grana con una serie di itinerari particolarmente adatti a escursioni primaverili o autunnali. Lungo il percorso, in frazione Riosecco, è stata recentemente aperta una struttura, “La tano dal Sarvanot”, che funge anche da ottimo posto tappa per escursionisti. Il comune è anche attraverso dal sentiero della “Curnis Auta” che collega, sviluppandosi sugli spartiacque tra le valli Maira e Stura, tutti i comuni della valle. Il percorso parte da Cervasca e, sulla destra orografica, raggiunge Castelmagno per poi ridiscendere, sulla sinistra orografica, fino a Caraglio. Proprio sulla sinistra orografica è possibile accedere alla grotta di Barmo Grando un grande antro nel quale si possono osservare Comune Pradleves stalactiti e stalagmiti. Sulla parete sovrastante l’ampio ingresso della grotta è stata allestita una grande palestra roccia con 2vie” anche molto impegnative. Nelle sere d’estate viene aperta al pubblico, sotto il controllo di personale qualificato, la palestra di roccia allestita sulle pareti della torre civica.

Numerosi sono poi gli itinerari adatti agli appassionati della bici da montagna. Tutte le frazioni sono raggiungibili con strade carrabili e, attraverso il Colle del Gerbido, è possibile passare facilmente nelle vicina val Maira.

Altro sport particolarmente praticato è la pesca. Esiste da molti anni una società di pesca pradlevese che si occupa anche del ripopolamento delle acque del torrente Grana con specie ittiche autoctone e a rischio di estinzione. Proprio per questo la società ha ottenuto l’istituzione di una zone di ripopolamento della trota marmorata nelle acque che attraversano il centro paese nelle quali è vietata la pesca.

Stemma

Territorio

Coordinate 44°25′0″N 7°17′0″E (Mappa)
Altitudine 822 m s.l.m.
Superficie 19 km²
Abitanti 276 (31-12-2010)
DensitA' 14,53 ab./km²
Frazioni Fodone, Rionero, Funse, Riosecco, Ubaio, Garaccio, Follia, Pratorosso, Sciugliere, Costabella, Pentenera, Scaletta, Motrua, Cialancia, Fugirosso, Grange, Sagnetta, Comune, Presa, Cogno, Gerbido, Teiè, Cappella, Balmarossa, Seviana, Balma, Campaccio, Raméi.
Comuni confinanti Castelmagno, Demonte, Dronero, Monterosso Grana

Gallery

2012 Leonardo Web S.r.l. all rights reserved